Come sarebbe la Terra con 3 gradi in più?

Come sarebbe la Terra con 3 gradi in più?

9 Giugno 2021 0 Di Pier

Care ventitrentiane e cari ventitrentiani, osservate bene le immagini di questi animali e provate a indovinare che cosa hanno in comune.

Una bellissima tigre del Bengala
Una tartaruga gigante delle Galapagos
Una famiglia di lemuri del Madagascar

Be’, mi pare evidente, no? Sono tutte e tre specie che adorano farsi fotografare!
La tigre del Bengala si mette proprio in posa, la tartaruga gigante delle Galapagos sfodera il sorriso più sornione del mondo, e la famiglia di lemuri del Madagascar addirittura si stringe tutta su un ramo per entrare nella foto scattata dal papà che è di spalle in primo piano!

A parte gli scherzi, questi animali qualcosa in comune ce l’hanno davvero: fanno parte delle specie endemiche. E che cosa sono? Sembra un nome difficilissimo, ma in realtà è un concetto molto semplice. Tutti gli animali possono essere suddivisi in tre specie:

  • NATIVE: come dice la parola stessa, queste specie sono nate in un territorio e si sono adattate al suo ecosistema nel corso del tempo
  • ENDEMICHE: sono tipiche solo di determinate zone e fanno grandi difficoltà a trasferirsi in nuovi habitat
  • INTRODOTTE: non sono specie native di un’area, ma sono state portate lì da noi esseri umani

Adesso avrete capito che i tre animali in foto sono tipici di particolari luoghi, al punto che quegli stessi luoghi sono diventati parte dei loro nomi: il Bengala è una regione del subcontinente indiano, le Galapagos sono un arcipelago di isole nell’Oceano Pacifico, e il Madagascar è una bellissima isola al largo della costa meridionale dell’Africa.

Specie a rischio!

Purtroppo, come potete immaginare, le specie come queste, che vivono in particolari zone, sono tra quelle più a rischio estinzione nel caso di un forte cambiamento climatico. Da una parte, infatti, quei luoghi finora hanno sempre rappresentato la situazione ideale per la loro sopravvivenza. Ma se l’ambiente mutasse, non sarebbero in grado di cavarsela altrove, adattandosi come hanno fatto altri animali, compresi noi esseri umani.

Ed eccoci alla notizia del giorno. Se continueremo a emettere gas serra al ritmo di oggi, non riusciremmo mai a contenere l’aumento della temperatura, che così potrebbe alzarsi di oltre 3 gradi centigradi, costringendoci a dire addio a queste e a tante altre specie eccezionali e bellissime. È la previsione contenuta in uno studio pubblicato recentemente sulla rivista “Biological Conservation”. Gli scienziati che l’hanno scritto sostengono che, tra tutte le specie endemiche, quasi la metà di quelle marine e il 20% di quelle terrestri rischierebbero di sparire.

“Abbiamo osservato il modo in cui il cambiamento climatico ha già causato l’estinzione di popolazioni locali di animali, poi abbiamo considerato altre 500 specie di tutto il mondo. E abbiamo stimato che se restiamo sotto l’1,5 gradi di aumento, il 15% si estinguerà. Se invece si supererà quel limite, la percentuale di specie a rischio potrebbe superare il 30%”.

John Wiens, docente di ecologia alla University of Arizona di Tucson

Un futuro evitabile

Di sicuro avrete già capito che questa è solo una delle conseguenze negative di un mondo con una temperatura più alta di tre gradi centigradi. Ora daremo un’occhiata insieme a quella che potrebbe essere la nostra Terra tra qualche decennio, ma ciò che voglio ricordarvi è che questo triste futuro può essere evitato: l’agenda 2030 è nata proprio per questo, e l’obiettivo 13, la lotta al cambiamento climatico, insieme all’obiettivo 14 e l’obiettivo 15, la protezione della vita sott’acqua e sulla terra, sono tra i traguardi più importanti che ci siamo dati.

UN MONDO CON 3 GRADI IN PIù

Meno terra uguale meno spazio per tutti

Nonostante la pandemia da Covid-19 abbia fatto rallentare l’emissione di gas serra su tutto il pianeta, quelli che continuiamo a spargere sono ancora troppi e, come vi abbiamo già spiegato, le conseguenze nei prossimi anni potrebbero diventare disastrose.

Se consideriamo la cosa dal punto di vista degli esseri viventi, il riscaldamento globale innanzitutto rischia di togliere loro spazi in cui vivere. L’innalzamento delle acque, infatti, potrebbe sommergere, oltre i territori costieri (vedi articolo sulle spiagge), anche numerose città che si sono sviluppate a livello del mare, come Venezia e New York, dove la Statua della libertà potrebbe finire sott’acqua.

Questo ovviamente metterebbe in crisi non solo gli abitanti e gli animali che vivono in certe zone, ma anche gran parte dei campi coltivati nelle vicinanze. I terreni infatti subirebbero un fenomeno chiamato salinizzazione (cioè diventerebbero più salati per via dell’acqua marina) e non produrrebbero più nulla. Stessa cosa succederebbe alle foci dei fiumi, dove oggi vive quasi un decimo della popolazione mondiale: l’erosione delle coste spazzerebbe via tutti. Ci ritroveremmo a vivere con meno risorse in luoghi più angusti.

L’aumento dei disastri ambientali

I problemi, come ben sapete, non finirebbero qui. Tre gradi in più di temperatura, per quanto possano sembrare pochi, darebbero vita a fenomeni atmosferici e idrici incontrollabili. Assisteremmo a lunghi periodi di siccità, durante i quali i terreni diventerebbero sempre più aridi, regalando nuovi spazi ai deserti e togliendoli alla vegetazione e all’agricoltura.

E a queste fasi se ne alternebbero altre in cui si scatenerebbero alluvioni, tsunami e tornado, come quelli che colpiscono già oggi diversi continenti.

L’instabilità climatica, a quel punto, sarebbe la causa di inevitabili stravolgimenti sociali e politici e la nostra specie si troverebbe ben presto a lottare per la sopravvivenza insieme a molte altre.

Fine della biodiversità

Ed eccoci al punto più doloroso, quello da cui eravamo partiti. L’obiettivo dei nostri prossimi decenni deve essere almeno quello di rispettare gli accordi di Parigi. Sapete bene, infatti, che diversi paesi del mondo si sono impegnati a contenere l’aumento di temperatura sotto l’1,5. Ma il rischio di non riuscirci è sempre più alto. E allora ecco che la conseguenza più terribile potrebbe essere una drastica riduzione della biodiversità, ossia la sparizione di molte specie viventi.

Quali animali rischiano l’estinzione?

Come abbiamo visto all’inizio, tra le specie più indifese ci sono quelle endemiche, tipiche di alcune zone. Ma tra queste il professor John Wiens considera maggiormente in pericolo quelle delle zone tropicali.

Mentre in posti come l’Italia fa caldo in estate e freddo in inverno, ai tropici a bassa quota è caldo tutto l’anno, e in altura è relativamente fresco, ma mai molto caldo o molto freddo. Così sembra che le specie tropicali non siano molto resistenti ai cambiamenti di temperatura. Questo dato è particolarmente preoccupante se si pensa che i tropici sono l’area che ospita il maggior numero di specie del pianeta.

In Sudamerica ci sono state estinzioni di almeno un centinaio di specie di rane e lucertole per via dell’aumento della temperatura e di varie malattie. E come abbiamo visto in altri articoli, farfalle e api, che sono fondamentali per l’equilibrio del pianeta, continuano a diminuire in tutto il mondo. Abbiamo appena festeggiato la Giornata mondiale degli Oceani, ma pochi giorni fa Micaela vi ha ricordato quanti rischi corre la barriera corallina.

Ecco dunque un semplice grafico in cui trovi alcuni degli animali più famosi che potrebbero salutarci se la temperatura salisse di due, tre, quattro o più gradi. È evidente che il pianeta perderebbe dei veri e propri campioni di bellezza e di selfie!

Fare di più!

Come possiamo evitarlo? Semplice: occorre fare di più. È questo l’enorme sforzo che la mia generazione e quelle precedenti vi chiedono, cari ventitrentiani e care ventitrentiane. Anche se non avremmo nessun diritto di domandarvelo, perché in realtà siamo stati dei grandi egoisti e vi abbiamo lasciato poco del paradiso che Madre Natura ci aveva messo a disposizione. Ciò nonostante, dobbiamo, e soprattutto voi dovrete, aumentare l’impiego delle fonti rinnovabili senza sprecare energia per consumi inutili. Lo so che d’istinto vi verrebbe da dire: e perché dobbiamo sacrificarci proprio noi? Ecco, io l’unica risposta che posso darvi è questa: perché siete di fronte a un bivio, come nell’immagine di copertina di questo articolo. Se imboccherete la strada del riscaldamento, il mondo brucerà, se sceglierete l’altra via, un giorno potreste finire nei libri di Storia sotto il titolo “La generazione che ha salvato la Terra”.

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Tutte le immagini sono © Shutterstock, tranne l’elaborazione grafica sugli animali in estinzione by Elastico.