Aggiustatori, avanti tutta! Per il bene del pianeta

Aggiustatori, avanti tutta! Per il bene del pianeta

24 Aprile 2021 2 Di Anna

Quando ero bambina, uno dei miei cartoni preferiti si intitolava Juny peperina inventatutto. La protagonista era una piccola inventrice che assemblava oggetti e creava robottini, due dei quali erano i suoi migliori amici, Floppy e Flappy.
Con mio fratello, invece, leggevamo e rileggevamo la storia di un personaggio di Richard Scarry (ce l’hai presente? è quello di Zigo-Zago) che si chiamava come lui: l’aggiustatutto Pietro.
Anche oggi naturalmente ci sono libri e cartoni animati che raccontano le imprese di personaggi tuttofare, eppure nella vita reale la figura dell’aggiustatutto sembra scomparsa, è diventata qualcosa di un po’ antiquato. È davvero così?

Buttare? Riparare è molto meglio

Avrai notato anche tu che molte delle cose che compriamo dopo un po’ di tempo iniziano a funzionare male o si rompono, insomma durano poco. L’aspirapolvere fa rumori strani e a un certo punto si spegne da solo, il programma della lavatrice non parte più, la batteria del tablet si scarica subito, la memoria del telefono non basta per salvare nuove foto, il giocattolo non si collega più all’app e non si aggiorna più…

Il problema è che spesso gli elettrodomestici, gli apparecchi e i giocattoli elettronici sono proprio fatti in modo da durare poco. E aggiustarli è difficile o impossibile, anche per gli esperti, tanto che l’unica soluzione è comprarne di nuovi. Ma anche questi probabilmente avranno una vita breve…
Da molti anni ormai buttare via e sostituire è diventato più facile e persino meno costoso che riparare.

Però non si può andare avanti così! Poter riparare le nostre cose è un nostro diritto, e non solo per spendere meno soldi, ma anche e soprattutto per salvare il pianeta, sempre più invaso dalla spazzatura.
Ecco perché il 2021 è stato proclamato l’anno del diritto alla riparazione in Europa. Ed ecco perché la figura dell’aggiustatutto sta tornando importante, anzi, ti dirò di più: serve una riscossa degli aggiustatutto per il bene del pianeta!

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I prodotti elettronici fanno male all’ambiente

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Prendiamo il caso degli smartphone. Lo so, ti piacerebbe averne uno tutto tuo, o forse ti è appena stato regalato… in ogni caso devi sapere che quell’apparecchio nasce già vecchio e che durerà all’incirca 2 anni. È infatti uno dei prodotti elettronici con la vita più corta!
E mentre sempre nuovi smartphone vengono prodotti – con processi che consumano davvero tanta energia e tante risorse naturali –, gli scarti aumentano… 

Dagli smartphone ai computer e a tutti i loro accessori, dalle lavatrici ai frigoriferi, cavi, schermi, caricabatterie: i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (i cosiddetti RAEE) sono
• una quantità enorme, più di 50 milioni di tonnellate all’anno (e l’ONU ha calcolato che, se non facciamo qualcosa, nel giro di 10 anni diventeranno 74 milioni di tonnellate) 
• riciclabili solo in minima parte. 

Molti rifiuti finiscono nelle discariche dei Paesi poveri

Come funziona la raccolta dei rifiuti elettronici nel tuo Comune? Nel mio, periodicamente arriva una stazione mobile che parcheggia davanti al municipio e sta lì una settimana, dando a tutti i cittadini la possibilità di fare la propria parte… questi rifiuti infatti vanno smaltiti in modo speciale: non si possono buttare nella spazzatura generica! 
Il problema è che solo una piccola parte dei RAEE viene raccolta nel modo corretto, tutto il resto spesso finisce in discariche illegali, molte delle quali si trovano nei Paesi poveri, in particolare in Africa
I materiali di cui sono fatti i prodotti elettronici sono tossici, sia che si accumulino in una montagna di spazzatura sia che vengano bruciati. Facile intuire quanto siano pericolosi per l’ambiente e per la salute di tutte le persone che vivono lì (vedi Agenda 2030, Obiettivo 15 e Obiettivo 3).

Un ragazzino ad Agbogbloshie, in Ghana (Africa), dove si trova la più grande discarica di spazzatura elettronica del mondo. © Shutterstock

L’economia circolare: riparare è ridare vita

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La cosa migliore da fare, allora, è intervenire PRIMA che i prodotti elettronici diventino rifiuti. Ma come si fa, se sono fatti apposta per durare poco?!
Bisogna spingere le imprese a cambiare rotta, a smettere di far invecchiare in fretta i propri prodotti. Solo così si può passare dal “butta e sostituisci” a un’economia di tipo circolare, come previsto dall’Agenda 2030 con la regola delle 4 RI (vedi Obiettivo 12).


Secondo i sondaggi, tantissime persone in Europa sono d’accordo, e il mese scorso le istituzioni europee hanno compiuto un primo importante passo. Hanno infatti stabilito che alcune categorie di prodotti dovranno essere riparabili per almeno 7-10 anni. Come? Mettendo a disposizione istruzioni (gratis) e pezzi di ricambio (a un prezzo giusto) per tutto il periodo di tempo.
Questo varrà per lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e schermi (per esempio le TV), ma ancora non si è parlato di smartphone e computer portatili: la strada da percorrere è ancora lunga…

“Questo prodotto è riparabile?” In Francia si danno i voti

Qualcuno però si era già rimboccato le maniche. Se oggi tu fossi in Francia e andassi in un negozio di articoli elettronici, nel cartellino di una serie di prodotti (tra cui gli smartphone) troveresti una di queste iconcine

I simboli dell’indice di riparabilità francese. © Shutterstock

Si tratta di voti, di punteggi assegnati in base alla possibilità di riparare il prodotto, e vanno dal verde scuro (facilmente riparabile) al nero (non riparabile). Servono a informare chi compra, cioè il consumatore, che può così acquistare in modo consapevole.

La riscossa degli aggiustatutto

E rieccoci così agli aggiustatutto… ma chi sono costoro? Solo i tecnici che lo fanno di mestiere? No, non solo!
Perché la riparazione sia davvero una via allo sviluppo sostenibile, tutti coloro che lo desiderano devono poter diventare aggiustatori. È quello che sostiene il Movimento per il Diritto alla Riparazione, un insieme di organizzazioni con sede in vari Paesi del continente che credono nell’importanza dell’economia circolare e hanno dato una grossa spinta a prendere queste decisioni a livello europeo.

L’attività di queste organizzazioni dimostra che ci sono tante persone che per passione e in modo volontario si occupano di aggiustare i prodotti e di insegnare agli altri come si fa: gestiscono luoghi di incontro e organizzano addirittura delle feste, dei “party per riparatori”, in cui aiutano le persone ad aggiustare i propri apparecchi elettronici.
Persino io, persino tu: con un po’ di impegno e buona volontà, tutti possiamo diventare aggiustatutto!

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