C’è un villaggio in India in cui si piantano 111 alberi ogni volta che nasce una bimba

C’è un villaggio in India in cui si piantano 111 alberi ogni volta che nasce una bimba

12 Aprile 2021 2 Di Giorgia

Qual è il tuo numero portafortuna? Il mio è il 7. Per qualcuno è il 3, il numero perfetto; per altri l’8 perché è tutto cicciottello e rotondetto. Bene, in India il numero portafortuna è 111. Altro che i nostri numerini, qui non si scherza: CENTOUNDICI. Bello è bello, con quelle asticelle dritte come delle piantine con la foglia in alto, ma contare fino a 111 non è mica uno scherzo…


Comunque, dicevo “in India” perché l’altro giorno, mentre ero sull’Everest a raccogliere un po’ di rifiuti, mi sono detta: “Facciamo un salto giù a Piplantri!”.
Piplantri è un villaggio che si trova in una zona arida, infatti lì vicino c’è un deserto. E a me piace moltissimo per due motivi:
1. ha un magnifico e gigantesco giardino di piante da frutto;
2. ha una grande considerazione per le donne, e ormai avete capito come la penso a proposito di uomini e donne.
Ok, che cosa c’entra tutto questo con il 111? Ci arriviamo, ci arriviamo…

Nascere femmina a volte è una fortuna, anche in India

Dovete sapere che in India la parità di genere (Agenda 2030, Obiettivo 5), cioè l’uguaglianza fra uomini e donne, spesso è ancora un sogno, e di solito quando nasce un bebè tutti sperano che sia maschio: “da grande sarà forte e robusto e potrà fare i lavori più faticosi per mantenere la famiglia” pensano.
A Piplantri no, non funziona così: qui, ogni volta che nasce una femmina, è grande festa, e per dare il benvenuto alla nuova arrivata ci si rimbocca le maniche e si vanno a piantare tanti alberi. Quanti alberi, secondo voi? ESATTO! Ogni volta che nasce una bambina a Piplantri si piantano 111 alberi. E chi li pianta? Tutti gli abitanti del villaggio insieme.

I bracciali tradizionali indiani sono rigidi e vengono sempre indossati in numero pari: prova a contarli!

VUOI SAPERNE DI PIÙ?

Quando è stato piantato il primo albero nel giardino di Piplantri?

Tutto è cominciato nel 2007, l’anno della terribile siccità che si portò via per sempre Kiran, una ragazzina di Piplantri. Il papà, Shyam Sundar Paliwal, piantò allora un albero in onore della piccola e propose di fare la stessa cosa ogni volta che nasceva una femmina. Anzi, di farlo per 111 volte, come augurio di buona fortuna. Così fu, e l’usanza dura ancora oggi.
Non solo: il giorno della nascita il villaggio fa una colletta e mette in banca una somma di denaro a nome della neonata, che lei potrà avere solo dopo aver compiuto 18 anni. E i genitori firmano un patto: fino a che la figlia non avrà quell’età, dovranno mandarla a scuola, prendersi cura dei suoi 111 alberi e non la faranno sposare.

Il villaggio che ha cambiato il destino delle donne

Sposarsi prima di aver compiuto 18 anni? Eh sì, spesso in India una ragazzina della vostra età è già sposata: sono i genitori che combinano il matrimonio, cioè che scelgono lo sposo per lei, spesso un adulto. E sposarsi significa anche avere figli, dover badare alla casa e quindi… non andare a scuola. Ecco un’altra conseguenza importantissima dell’iniziativa di Paliwal: le ragazze del villaggio vanno tutte a scuola, andando a scuola conoscono i loro diritti e imparano a difenderli.

E non finisce qui: una volta diventate adulte, possono anche andare a lavorare con le altre donne di Piplantri, che raccolgono e vendono vendono la frutta ricavata dagli alberi e lavorano l’aloe preparando prodotti di bellezza come creme, oppure bevande e gel. Tutte queste attività sono indipendenti dagli uomini.

E fu così che l’aloe arrivò a Piplantri

Un giorno il medico ha ordinato alla moglie di Paliwal, tormentata dal mal di schiena, dell’unguento di aloe (la pianta grassa che vedi sopra). Allora Paliwal ha subito pensato: perché non piantare anche l’aloe? Così ne ricaveremo medicinali! Piantata un po’ di aloe, le donne si sono accorte che funzionava benissimo per tenere le termiti lontane dagli alberi. E così ne hanno piantata di più, così tanta che oggi la lavorano e la vendono, come dicevo prima.

Da marrone a verde: il villaggio che ha cambiato volto


In 14 anni, da quel primo albero dedicato a Kiran, il villaggio si è arricchito di 350.000 piante, fra cui viti, manghi, banani. Nel 2007 Piplantri era marrone: da terra si sollevava una polvere rossa e secca. Per scavare marmo nelle montagne vicine erano stati tagliati molti alberi, e tutto era brullo (per la deforestazione, vedi Agenda 2030, Obiettivo 15). Oggi Piplantri è un’oasi verdissima. Paliwal ha costruito pozzi, scavato piccole dighe e canaletti per raccogliere l’acqua piovana. Gli alberi con le loro radici hanno riportato l’acqua che scorreva in profondità più vicina alla superficie, hanno richiamato gli uccelli e gli animali selvatici. E nessuno più a Piplantri morirà per la siccità (vedi Agenda 2030, Obiettivo 6).

Per me, tutto è collegato: le bambine, gli alberi, la terra, l’acqua, gli uccelli, la vita.

Così dice Paliwal, poi salta sulla sua moto e si addentra nel grande frutteto, scomparendo fra l’ombra e le foglie.

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