Sull’Everest per raccogliere rifiuti: eroi green ad alta quota

Sull’Everest per raccogliere rifiuti: eroi green ad alta quota

7 Aprile 2021 0 Di Giorgia

Chiudi gli occhi. No, sul serio, chiudili, solo per un attimo. Immagina di essere sulla cima dell’Everest, la montagna più alta del mondo, a 8848 metri di altitudine. Lassù, lontano da tutto, c’è silenzio, il cielo è di un blu incredibile, fa freddo e le punte aguzze delle montagne sembrano taglienti come lame di coltello. Sicuramente starai immaginando una cosa così:

Neve pulita bianchissima, si vedono solo le impronte che avete lasciato tu e i tuoi amici. L’unica traccia umana sono le tende gialle in cui avete dormito stanotte. Ah, che meraviglia.
Ma se abbassi lo sguardo, vedi anche dell’altro.

No, non ti sei sbagliata/o: sono rifiuti… La spazzatura è arrivata fin quassù, insieme ai turisti che ogni anno si avventurano sull’Everest. E lasciano a terra bandiere, pezzi di tende, sacchetti e incarti di cibo, ma anche lattine, bottigliette di plastica e persino bombole di ossigeno finite che sarebbe scomodo riportare giù. (Le bombole di ossigeno si usano in altissima montagna perché salendo l’aria è sempre più leggera e l’ossigeno che respiriamo è sempre meno, quindi ce ne serve dell’altro.)
Io mi aspetto che una persona che ama la natura non lasci rifiuti in giro… A nessuno piace scalare una montagna e, arrivato lassù, trovare la stessa spazzatura che c’era giù! E invece succede. Succede così spesso che oggi la montagna più alta del nostro pianeta ha il problema di essere sommersa dai rifiuti (Agenda 2030, Obiettivo 12).
Però, senti, questa è una storia troppo triste. Ho cambiato idea: te ne racconto un’altra, facciamo le valigie e partiamo per un altro continente.

Marion, la piccola buddista francese

Siamo in campagna, in Francia, in una vallata verde verde con un grande fiume e colline ricoperte di boschi. Qui, sulle colline, è cresciuta Marion Chaygneaud-Dupuy. I suoi genitori facevano i contadini e lei passava le sue giornate in mezzo alla natura, così ha cominciato a conoscerla e ad amarla.
A 16 anni ha fatto un viaggio in India con un medico che curava gratuitamente le persone povere, e ha capito che voleva dedicare la sua vita agli altri. Ma non sapeva bene come. Tornata a casa, si è rasata ai capelli a zero ed è entrata in un monastero buddista che sorgeva sulle sue colline. Poi, un bel giorno di primavera, “Ciao mamma, ciao papà, io vado in India, a Darjeeling, dove c’è il grande maestro buddista Bokar Rinpoche”.


“Maestro,” dice Marion al grande saggio, dopo avergli raccontato la sua storia, “io vorrei dedicarmi alle altre persone, alla natura, io vorrei diventare sua discepola, sua alunna”.
Il grande saggio la guarda storto. “Mmh… ragazzina, tu vuoi troppe cose. Calma, tranqui, take it easy…”
Ci sarebbe un altro problema, a dir la verità: il monastero è per soli uomini, Marion non può essere accolta. Ma come tutti i grandi saggi, Bokar non si ferma davanti ai piccoli problemi pratici, guarda più in là, e decide di prende Marion come sua discepola. Vivrà in una casetta vicina al monastero e starà con i monaci solo per mangiare.

La mia strada sono queste montagne, la mia missione è proteggere l’ambiente

Giorno dopo giorno, nel convento Marion capisce molte cose e decide che la sua strada sono quelle montagne tutt’intorno, la catena dell’Himalaya, con quello spuntone altissimo che sovrasta tutte le alte: la vetta dell’Everest.
Ebbene sì, siamo ancora qui. Si vede che era destino scalare l’Everest, oggi.
Allora facciamo le cose per bene: guardiamo dove ci troviamo.


Un attimo, però: per scalare l’Everest abbiamo bisogno degli sherpa. Che cosa vuol dire? È il nome di un popolo originario delle montagne del Nepal, ma ormai la parola “sherpa” indica le guide e i portatori che assistono chi sale sull’Himalaya (a volte gli portano zaini e provviste). Dato che sono abituati all’altitudine e al clima, sono molto resistenti, oltre che esperti del luogo.

La spedizione CLEAN EVEREST, Pulisci l’Everest


Ma torniamo a Marion: esce dal convento e fa la guida alpinistica, cioè accompagna i turisti nell’ascesa all’Everest; fa la scalatrice, e per ben tre volte raggiunge la cima; scrive un libro e promuove molte iniziative per proteggere l’ambiente. Poi organizza un’impresa eccezionale, chiamata Clean Everest, cioè Pulisci l’Everest: con un gruppo di sherpa comincia a raccogliere rifiuti abbandonati sulla montagna ad alta quota. Giorno dopo giorno, quando la neve non ricopre tutto, quando si riesce. E in tre anni accumulano ben

8,5 tonnellate di rifiuti = 8.500 chili di rifiuti

I politici del luogo a un certo punto le fanno avere 50 yak per trasportare a valle questa montagna di rifiuti sulla montagna più alta del mondo.
Marion riceve il premio Terre de Femmes, dedicato alle donne che si battono per l’ambiente. Ma il premio più grande è che la gente del luogo ha capito il problema dei rifiuti ed è pronta a istruire i turisti su come essere responsabili.

Il turismo responsabile è un turismo che rispetta l’ambiente e le persone che lo abitano.
Progetti per il futuro? “Pulire tutta l’Himalaya!” dice Marion. E non scherza.

La missione 8X8000 m, guidata stavolta da un uomo, DAWA

L’anno scorso, in pieno lockdown, l’alpinista nepalese e attivista Dawa Steven Sherpa (dalla faccia irresistibilmente simpatica) ha fatto la stessa cosa: con la sua squadra di sherpa, in 47 giorni tra l’inizio di settembre e la fine di ottobre ha raccolto

2,2 tonnellate di rifiuti = 2.200 chili di rifiuti

L’operazione si chiama 8X8000M e ha avuto un grande merito: dare lavoro alle guide alpine, che a causa della pandemia erano rimaste ferme.

E tutti quei rifiuti ammucchiati? Che fine fanno? Non è una fine, è un nuovo inizio… di un’altra storia. Prima o poi ve la racconterò.