Rosa Parks e il “no” più famoso di tutti i tempi

Rosa Parks e il “no” più famoso di tutti i tempi

3 Dicembre 2021 0 Di Giorgia

Questa storia arriva a bordo di un autobus giallo con due fari rotondi come gli occhi di un gatto. Eccolo, lo aspettiamo alla fermata e, appena la porta si apre in due facendo gneeec, saliamo per sfuggire al freddo. È dicembre e si sente.
L’autista annuncia la prossima fermata: “Montgomery, 1955“.

Bianchi di qua, neri di là: la segregazione razziale

So che volete sedervi tutti in fondo, ma su quest’autobus non funziona così. I posti in fondo sono per i neri, quelli davanti sono riservati ai bianchi e quelli in mezzo sono misti (nel senso che lì si possono sedere sia i bianchi sia i neri), MA se tu sei un nero e l’autobus è tutto pieno, quando arriva un bianco devi alzarti e lasciargli il posto. Perché mai? E perché uno non si può sedere dove capita o dove preferisce?
Perché siamo nell’anno 1955 nello Stato americano dell’Alabama, dove esiste la segregazione razziale. “Segregazione” vuole dire “separazione”: bianchi da una parte, neri dall’altra, lo stabilisce la legge. Esistono scuole per bianchi e scuole per neri, negozi per bianchi e negozi per neri, case per bianchi e case per neri… (E indovinate quali sono le scuole, i negozi, le case migliori?)
Mia nonna mi diceva sempre che la vita non è mai o tutta bianca o tutta nera, eppure negli Stati Uniti del Sud negli anni Cinquanta sembra proprio così!

1° dicembre 1955: il NO che cambiò la storia

Ma torniamo a noi, alla sera del 1° dicembre 1955 a Montgomery, capitale dell’Alabama.
L’autobus 2857 gira, frena, apre la porta. Sale una donna nera con un cappellino raffinato e degli occhiali sottili, paga e poi scende… Come scende? Sì, scende per risalire dalla porta posteriore. No, non è pazza, per legge i neri devono fare così. In fondo l’autobus è affollato: a quell’ora tutti finiscono di lavorare e tornano a casa, proprio come lei, che fa la sarta in un grande magazzino.
Allora si ferma nella parte mista e si siede nell’ultimo posto libero. Appoggia la borsetta sulle ginocchia e lascia le mani lì dove sono, sopra la borsetta. Guarda il buio fuori dal finestrino.

Il 2857 riparte. Poi si ferma di nuovo. Gneeec, sale un uomo bianco. La sarta l’ha visto con la coda dell’occhio. Eccolo in piedi di fianco al suo seggiolino che la guarda, come per dire: “Ti alzi?”. Ma lei continua a guardare fuori dal finestrino.
Passano al massimo due secondi e l’autista dice “I neri devono lasciare il posto ai bianchi”. Niente. L’autista alza la voce: “Ehi tu, devi lasciar sedere il signore. Spostati in fondo all’autobus”.
Lei solleva lo sguardo sotto gli occhiali e risponde semplicemente, senza gridare e senza giustificarsi: “NO”.
“Ma lo dice la legge, devi farlo.”
“No.” I suoi occhi ora fissano l’autista.
Tutti i passeggeri guardano allibiti la signora nera. I bianchi con delle facce che dicono INACCETTABILE; i neri con delle facce che dicono GRANDE; quelli che non si ricordano se sono bianchi o neri con delle facce che dicono GIUSTO, DIAMINE.
“Devo chiamare la polizia?” minaccia l’autista.
“Come vuole.”
La polizia arriva, la donna viene arrestata e portata via.
Ma non finisce qui. Anzi, potremmo dire che comincia qui!

Chi era Rosa Parks

La signora che ha detto NO si chiamava Rosa Parks, aveva 42 anni, a 19 aveva sposato un uomo che si batteva per i diritti degli afroamericani e partecipava lei stessa al movimento. Chi sono gli afroamericani? Sono gli americani di pelle nera: spesso discendevano dagli schiavi catturati in Africa e portati in America per lavorare nelle piantagioni.
Il suo NO, dunque, aveva un significato ben preciso: “No, non mi alzo, perché dovrei? Io e te abbiamo gli stessi diritti” (vedi a questo proposito l’Obiettivo 10 dell’Agenda 2030).

Un poliziotto prende le impronte digitali a Rosa Parks, che è appena stata arrestata.

Dicono sempre che non ho ceduto il posto perché ero stanca, ma non è vero. Non ero stanca fisicamente, non più di quanto lo fossi di solito alla fine di una giornata di lavoro […].
No, l’unica cosa di cui ero stanca era subire.

rosa parks

Disobbediente in nome della libertà

La legge diceva: “Un nero deve cedere il posto a un bianco”.
Rosa Parks è finita in galera perché non ha rispettato la legge.
Sapeva di non rispettare la legge, ma ha deciso di farlo.
Un comportamento come questo si chiama disobbedienza civile: Rosa ha deciso di non obbedire perché la legge non rispettava i principi di uguaglianza e libertà che devono essere riconosciute a ogni persona in quanto essere umano (diritti umani). Insomma, ci devono essere veramente dei buoni motivi per non rispettare le regole, non fatevi venire strane idee…

Altri grandi disobbedienti sono stati sono Martin Luther King, appunto, e Gandhi, il grande saggio a cui si ispiravano sia Martin sia Rosa.

Una scintilla che accende la protesta degli afroamericani

Martin Luther King

Rosa dunque finisce in prigione, ma viene liberata quasi subito perché un avvocato bianco dalla parte dei neri paga la cauzione (una somma di denaro in cambio della libertà).
Intanto però fuori, per le vie della città, gli afroamericani sono furibondi. In prima fila c’è Martin Luther King, che insieme ad altri sta cercando un modo per organizzare una protesta non violenta ma capace di farsi sentire. Alla fine Jo Ann Robinson, presidente di un’associazione femminile, ha un’idea che mette d’accordo tutti: dato che i mezzi pubblici “sono ingiusti”, a partire dal 5 dicembre (giorno del processo di Rosa) la comunità nera di Montgomery NON prenderà nessun autobus. Una specie di sciopero dei mezzi al contrario, fatto dai passeggeri. Il boicottaggio (cioè quando si ostacola l’attività di qualcuno) dura fino al 26 dicembre 1956: 381 giorni in tutto.
Ora seguitemi: se i neri non vanno più in autobus, non comprano i biglietti; a Montgomery 3 passeggeri su 4 sono neri, la stragrande maggioranza; il risultato è che l’azienda dei trasporti va in malora.

Il cammino dei diritti

In tutti gli Stati Uniti si parla ormai del caso di Rosa Parks e dello sciopero dei mezzi al contrario. Finché il 13 dicembre 1956 la segregazione sui mezzi pubblici viene dichiarata illegale.
Neanche il tempo di festeggiare, che sia Rosa sia il marito vengono mobbizzati diremmo oggi, perdono il lavoro e sono costretti a trasferirsi a Detroit e a ripartire da zero.
Ma in realtà hanno vinto: il processo per difendere i diritti dei neri è avviato e, dopo vari provvedimenti, il 19 giugno 1964 viene abolita per legge la segregazione razziale in America.

Ecco come da un piccolo NO può sbocciare la libertà.

Credo che siamo qui sul pianeta Terra per vivere, crescere e fare il possibile per rendere questo mondo un posto migliore in cui tutte le persone possano godere della libertà.

rosa parks

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