Oggi è la Giornata mondiale dell’acqua: le sorelle Machaca ci ricordano perché è sacra

Oggi è la Giornata mondiale dell’acqua: le sorelle Machaca ci ricordano perché è sacra

22 Marzo 2021 0 Di Pier

“Come sarebbe il mondo senza patatine fritte?” “Tristissimo!” “E come sarebbe il mondo senza guerre?” “Un bel posto senza dubbio!”. “E se non ci fossero i panda?” “Non ci voglio nemmeno pensare!”.

No, non sono impazzito, care Ventitrentiane e cari Ventitrentiani. Questo è un gioco che facciamo sempre io e mia moglie: ci domandiamo come sarebbe il mondo se non ci fossero cose che ci piacciono o che non ci piacciono. E oggi voglio provare a giocare con voi: come sarebbe il mondo senza acqua?

Be’, se ci pensate su un attimo, capirete subito che il mondo senza acqua non ci sarebbe proprio. Puf! Sparirebbe in un colpo solo la maggior parte di ciò che esiste. Già, perché l’acqua è sinonimo di vita, e senza acqua il mondo sarebbe un noiosissimo deserto! Ecco perché è la prima cosa che abbiamo cercato anche su Marte! Per capire se c’è, o se c’è mai stata, la vita su quel pianeta lontano.

Per questo ha senso che le Nazioni Unite abbiamo deciso di dedicare un giorno dell’anno, il 22 marzo, all’acqua: così possiamo ricordarci della sua fondamentale importanza per la Terra e per tutti gli esseri viventi!

“Salviamo l’acqua insieme!” è lo slogan della Giornata mondiale dell’acqua

Oggi, infatti, è il World Water Day, la Giornata Mondiale dell’acqua, che è stata festeggiata per la prima volta nel 1992. Tutti i paesi del mondo hanno deciso insieme di stabilire questa ricorrenza perché, come avrete capito leggendo altri articoli (vedi sotto), l’acqua è ormai da diversi anni in pericolo! E non è un caso quindi che sia al centro di uno degli obiettivi dell’Agenda 2030:

  • l’Obiettivo 6 punta a fare avere acqua pulita a tutte le persone sulla Terra. Ebbene sì, ce ne sono ancora tante che non ce l’hanno. E tra i traguardi che dobbiamo raggiungere ci sono anche quello di sprecarne il meno possibile e di diffondere gli impianti igienico-sanitari in tutto il mondo.

La storia delle sorelle Machaca: impariamo a vivere in armonia con la natura

Ogni tre anni, a partire dal 1997, il Consiglio mondiale dell’acqua riunisce migliaia di persone per discutere questi problemi e cercare soluzioni intelligenti. Ma io, oggi, invece di parlarvi di invenzioni super-tecnologiche, voglio raccontarvi la storia di due sorelle peruviane, Magdalena e Marcela Machaca, che per risolvere il problema dell’acqua nel loro paese hanno adottato una tecnica antichissima: costruire serbatoi di raccolta della pioggia. Voglio farvele conoscere per due motivi, anzi tre. Primo: per farvi capire che a volte le soluzioni migliori non vengono dal futuro, ma dal passato. Secondo: perché la loro idea è un’idea che rispetta la natura e ci ricorda che dobbiamo vivere in armonia con tutti gli elementi del pianeta. Terzo: perché come potete vedere da questa foto, le sorelle Machaca hanno un sorriso bellissimo!

Adesso, perciò, mettetevi degli scarponi da montagna, un bel giaccone pesante, e seguitemi, andiamo in alta quota!

Marcela e Magdalena Machaca

Ritorno al futuro: dalla saggezza degli inca al domani dei quechua

C’erano una volta i ghiacciai

Eh, sì, perché questa storia si svolge in Sudamerica, per la precisione in Perù, sulla Cordigliera delle Ande, una lunghissima catena montuosa che attraversa diversi Stati e raggiunge grandi altezze. Pensate che la vetta più elevata, l’Aconcagua, in Argentina, sfiora i 7000 metri.

Come potete immaginare, lassù in cima ha sempre fatto un sacco di freddo, cadeva molta neve e c’erano anche numerosi ghiacciai. Per gli abitanti delle Ande, quindi, avere acqua fresca e pulita non è mai stato un grosso problema. Bastava aspettare la primavera e che l’acqua delle nevi e dei ghiacciai si sciogliesse scendendo a valle. Da diversi anni, però, non è più così. Soprattutto intorno ad Ayacucho, la città delle sorelle Machaca.

La città di Ayacucho in Perù

La neve che un tempo copriva queste montagne ha iniziato a scomparire a causa del cambiamento climatico e l’acqua è diventata sempre più scarsa per più di 200.000 persone, la maggior parte appartenenti alla comunità indigena dei Quechua. Il riscaldamento globale, inoltre, ha fatto sì che anche le riserve contenute nei ghiacciai siano fortemente diminuite. E il colpo finale lo ha dato l’intensificarsi del fenomeno meteorologico El Niño, un innalzamento delle temperature dell’Oceano Pacifico che ha modificato ancora di più il clima, rendendolo sempre più secco, con scarse precipitazioni. Sulla città di Ayacucho ha iniziato a cadere solo metà della pioggia che cadeva ogni anno, e i ghiacciai nel tempo hanno perso quasi il 30% della loro superficie. Gli indigeni Quechua hanno visto peggiorare non solo le proprie attività economiche (in particolare l’agricoltura, che senza acqua produce di meno), ma anche la propria vita quotidiana.

“Abbiamo dovuto ridurre il consumo di acqua, e in alcuni anni l’abbiamo avuta a disposizione solo per un paio di ore al giorno”

Desi Zevallos, responsabile del SUNASS, l’organizzazione che gestisce l’acqua nel paese

Per questo le donne e gli uomini di questa comunità dagli abiti sgargianti hanno guardato con sempre maggior preoccupazione alle vette delle loro montagne. Sembrava che la loro amicizia si fosse interrotta per sempre.

Tornare a “nutrire l’acqua”

Accompagnata dal suono della quena, il flauto delle Ande, la giovane Jeanette Rejas Conde canta in lingua quechua: “Yakumama, ama piñakuychu, sichum pantaykipas pampachaykullaway, Yakumama hampukuy, kutiksmay“, cioè: “Acqua non essere amara, se ti ho delusa in qualcosa, perdonami, torna acqua, torna indietro“.

“Cantiamo all’acqua e le parliamo. Noi siamo parte della natura. Attraverso la musica comunichiamo i nostri sentimenti all’acqua.”

Ecco come Magdalena Machaca spiega lo stretto rapporto che questo popolo ha da sempre con tutti gli elementi della natura. È per questo che quando l’acqua ha iniziato a scarseggiare, lei e la sorella Marcela si sono messe subito a cercare una soluzione al problema che fosse rispettosa dell’ambiente intorno a loro.

E le due ingegnere agricole hanno trovato una risposta nel loro passato. La prima volta che hanno sentito parlare dell’antica pratica di “nutrire l’acqua” erano ancora due bambine. Il loro nonno gli aveva raccontato che l’antico popolo Inca scavava delle buche nel terreno per raccogliere l’acqua piovana in modo che questa “nutrisse” poi i corsi d’acqua e i terreni a valle nei periodi di siccità. E così, a distanza di anni, le due sorelle hanno ripreso quella tradizione millenaria e hanno cominciato a costruire dei bacini (dei veri e propri laghi artificiali) per “coltivare l’acqua“, un’espressione bellissima con cui definiscono il loro metodo.

Marcela Machaca spiega il funzionamento di questo antico sistema di fronte a uno dei nuovi serbatoi

Queste “lagune sacre“, come le chiamano i Quechua, catturano e immagazzinano l’acqua durante la stagione delle piogge tra novembre e febbraio. Poi, nei mesi più secchi, l’acqua filtra attraverso il terreno per ricaricare i fiumi e le falde acquifere utilizzate dai residenti più in basso.

“Le lagune svolgono il ruolo che avevano le cime ghiacciate delle montagne. I Quechua considerano sacri i bacini perché nutrono l’acqua all’inizio della sua vita. La nostra comunità è dunque la sua protettrice e noi ne siamo molto orgogliosi”.

Marcela Machaca

Considerare l’acqua e tutto ciò che esiste in natura come sacro, cioè come qualcosa che merita tutta la nostra attenzione e la nostra cura, è l’insegnamento che dovremmo tenere sempre presente anche noi, cari ventitrentiani. Perché è solo così che possiamo vivere in armonia con la Terra. I serbatoi di Magdalena e Marcela, infatti, sono perfettamente inseriti nell’ambiente circostante. Sono in zone già a forma di conca, così non si deve scavare troppo, e vengono chiusi con l’utilizzo di materiali naturali, come felci e argilla, che mantengono il terreno compatto, filtrano facilmente l’acqua e tappano eventuali perdite.

Le sorella Machaca hanno costruito il loro primo serbatoio nel 1995 grazie alla loro organizzazione, l’Asociación Bartolomé Aripaylla (ABA). Da allora ne hanno scavati più di 120, che finalmente forniscono ad Ayacucho tutta l’acqua necessaria.

Come sarebbe il mondo senza Quechua?

Prima di salutarci, amiche e amici, voglio fare ancora una volta lo stesso gioco con voi. Come sarebbe il mondo senza Quechua? Ve lo chiedo perché, in realtà, questo energico popolo andino è stato spesso vittima di attacchi e persecuzioni etniche. Durante la guerra civile che ha insaguinato il Perù, la lotta tra il governo centrale e i terroristi del gruppo “Sendero Luminoso” ha fatto numerose vittime tra i Quechua. E di recente hanno continuato a essere discriminati anche a livello politico dato che non gli è stato permesso di avere dei loro rappresentanti in Parlamento. Perciò l’idea che possano scomparire non è del tutto assurda, perché sono effettivamente in pericolo. Ma voi, guardando questa foto qui sotto, sarete senza dubbio d’accordo con me nel dire che un mondo senza Quechua sarebbe di sicuro meno colorato, meno sorridente, e senza tante donne intelligenti e coraggiose.

Alla prossima, miei cari ventitrentiani, e mi raccomando: stay focused on the goals!

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