Alla fine a Chernobyl ha vinto la natura!

Alla fine a Chernobyl ha vinto la natura!

30 Aprile 2021 0 Di Pier

Care ventitrentiane e cari ventitrentiani, cosa ci fa questo bellissimo cane tutto fiero sotto la ruota panoramica abbandonata del parco divertimenti di Pripyat?

Per rispondere a questa domanda vi devo raccontare un po’ di cose. Innanzitutto, dov’è Pripyat? Questa città è in Ucraina, una nazione dell’Europa orientale. In particolare, si trova a pochissimi chilometri di distanza dalla centrale nucleare di Chernobyl. Scommetto che questo nome invece lo conoscete. Eh, sì, purtroppo ce lo ricordiamo tutti, perché è lì che il 26 aprile del 1986 avvenne il più grave incidente nucleare della storia.

La città di Pripyat si trova a pochi chilometri dalla centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina

Una città in fuga dalla nube radioattiva

Un’altra cosa che dovete sapere è che Pripyat fu costruita, a partire dal febbraio 1970, proprio per ospitare gli operai della vicina centrale, che così ogni giorno potevano arrivare facilmente al lavoro. Dopo il terribile disastro, però, fu immediatamente evacuata. Tutti i suoi abitanti vennero fatti salire su autobus e mezzi militari per essere trasportati il più lontano possibile.

L’esplosione del reattore nucleare di Chernobyl, infatti, aveva prodotto una pericolosissima nube di vapore radioattivo che in poche ore si era diffusa su tutto il territorio circostante. Anzi, per via dei forti venti, nei giorni successivi i resti di quella nube raggiunsero gran parte dell’Europa centro-settentrionale, arrivando persino in Italia. Sebbene fossi molto piccolo, mi ricordo bene che anche da noi iniziammo tutti ad aver paura di essere contagiati dalle radiazioni.

In questa foto potete vedere i resti delle torri di raffreddamento della centrale di Chernobyl (© Shutterstock)

Il parco divertimenti dei cani randagi!

Da quel fatidico giorno tutta la zona intorno a Chernobyl per un cerchio di 30 chilometri è stata abbandonata per sempre. Nessuno è più tornato a viverci perché il livello di radiottività è ancora molto alto, e Pripyat è diventata a poco a poco una vera e propria città fantasma.

Fin qui sembra una storia tristissima, vero? Da oggi, però, mi piacerebbe che oltre alla data del disastro, vi ricordaste anche quella del 1° maggio 1986. Quel giorno, infatti, doveva succedere una cosa bellissima: l’inaugurazione del nuovo parco divertimenti di Pripyat. E la sua attrazione principale era proprio la gigantesca ruota panoramica che potete ammirare anche nella foto qui sotto.

(© Shutterstock)

Ma è terribile!, direte voi. È tutta arrugginita, circondata da piante selvatiche, e soprattutto nessuno l’ha mai utilizzata perché l’incidente e l’evacuazione sono avvenuti prima! Avete ragione. Però, come già vi ho detto in altre occasioni, è tutta una questione di prospettiva. Le cose cambiano a secondo del punto di vista da cui le guardiamo. Nessun essere umano ha mai potuto godere di quella giostra, ma negli ultimi 35 anni, piano piano, Pripyat è diventata il regno incontrastato della natura! Alberi, piante e animali selvatici, compresa una antica specie di cavalli di cui ti parlerò fra poco, hanno riconquistato l’ambiente distrutto dalla catastrofe nucleare. E così cani randagi come il nostro amico nella foto sopra vanno gratis al parco divertimenti!

È tutta una questione di prospettiva: Pripyat dall’alto non sembra una città fantasma, ma una foresta verdissima! (© Shutterstock)

Vuoi saperne di più?

Vantaggi e rischi dell’energia nucleare

Ricordate di quando vi ho parlato del nuovo Ministero della transizione ecologica? Tra i traguardi più importanti dell’Agenda 2030 c’è quello di riuscire a produrre energia e far funzionare gli oggetti elettrici inquinando il meno possibile. Lo dice chiaramente l’Obiettivo 7. Per questo gli uomini di tutto il pianeta, compreso il presidente USA, si stanno impegnando per cercare di utilizzare sempre di più fonti pulite come il sole, il vento e l’acqua. Purtroppo, però, ancora oggi uno dei principali sistemi per produrre energia sono le centrali nucleari. E sapete perché? Perché ne producono tantissima. È questo il loro grosso vantaggio, frutto di una delle più grandi scoperte scientifiche fatte dall’uomo: la scissione o fissione nucleare.

In pratica, dopo aver capito che tutto ciò che esiste nell’universo è formato da piccolissimi mattoncini chiamati atomi, abbiamo scoperto che se costringiamo il nucleo di un atomo, cioè il centro, a dividersi, si scatena una grandissima quantità di calore che possiamo trasformare in energia elettrica. Questa cosa succede in particolare con gli atomi di uranio e plutonio, due elementi che però sono molto pericolosi perché radioattivi.

Ogni atomo è formato da un nucleo di protoni e neutroni, mentre intorno ruotano gli elettroni. Se si costringe il nucleo a dividersi si sprigiona un sacco di energia.
(© Shutterstock)

La radioattività

Ed eccoci tornati al problema principale anche del disastro di Chernobyl: le radiazioni. Se da un lato, infatti, le centrali nucleari ci forniscono quasi un quinto dell’energia che usiamo ogni anno, dall’altro le reazioni che avvengono al loro interno producono degli scarti che sono altamente radioattivi.

In realtà, le radiazioni ci sono da sempre in natura. Emettono radiazioni le stelle, la terra e persino il nostro corpo. Non è quindi la loro esistenza a essere un problema, ma il loro grado. Radiazioni troppo alte e troppo forti fanno male alla nostra salute.

La nube radioattiva che si scatenò dopo l’esplosione di Chernobyl fu talmente grossa che ancora oggi tutta la zona intorno alla centrale è pericolosa. Lo stesso vale per le acque contaminate dalle radiazioni dopo l’incidente alla centrale di Fukushima del 2011, che oggi il governo giapponese minaccia di riversare nell’oceano con il rischio di provocare un enorme danno all’ambiente marino e a tutti gli animali che lo abitano.

Il regno del cavallo di Przewalski

Quando valutiamo i sistemi con cui produciamo energia, quindi, dobbiamo ricordarci sempre di verificare quanto sono rispettosi dell’ambiente e quanto invece rischiano di danneggiarlo.

Per fortuna, la natura ha dimostrato anche a Chernobyl di avere una grandissima resistenza e di essere capace di adattarsi. Le autorità ucraine hanno affermato che l’area intorno alla centrale potrebbe non essere abitabile dagli esseri umani per i prossimi 24.000 anni. Ma le piante, lasciate indisturbate, hanno conquistato sempre più spazio, finendo per ricoprire i palazzi di Pripyat, mentre gli animali sono diventati i padroni di casa.

Le mucche appartenute alle comunità che abitavano i villaggi vicini sono diventate selvatiche; non è raro che nei pressi della centrale si vedano andare a spasso le volpi; ma soprattutto quest’area è il regno di una razza di cavalli selvaggi antichissima e ormai in via di estinzione. Si tratta del famoso cavallo di Przewalski.

Guardatelo! Non vi sembra che al posto della criniera abbia una cresta da punk! Ed effettivamente è sempre stato un gran ribelle, tanto che l’uomo ha fatto fatica ad addomesticarlo, restandone però affascinato fin dalla preistoria, al punto che sembra proprio il Przewalski quello raffigurato sulle pareti delle grotte di mezza europa. E oggi, dopo aver quasi rischiato l’estinzione, questo cavallo resistentissimo è stato lasciato libero di scorazzare intorno a Chernobyl.

Da simbolo di una tragedia a Patrimonio Unesco

“Sono davvero un simbolo della riserva” ha dichiarato Denys Vyshnevsky, capo del dipartimento scientifico della riserva naturale creata cinque anni fa. “La tutela del territorio intorno alla centrale” ha aggiunto “potrebbe offrire un’opportunità unica per preservare la biodiversità“, cioè la varietà di specie viventi.

Dopo questo successo, si pensa di reintrodurre anche esemplari di bisonte europeo, che già vaga lungo il confine con la Bielorussia. E il ministro della Cultura dell’Ucraina, Oleksandre Tkachenko, ha annunciato di voler candidare la zona di esclusione di Chernobyl, cioè quel famoso cerchio di 30 chilometri proibito agli esseri umani ma conquistato dalla natura, a Patrimonio mondiale dell’Unesco.

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