Mi passi i bicchieri di zucca e le posate di alghe? Cinque sorprendenti alternative alla plastica

Mi passi i bicchieri di zucca e le posate di alghe? Cinque sorprendenti alternative alla plastica

19 Marzo 2021 0 Di Giorgia

Se dico “plastica SÌ o NO”, sono sicura che dite tutti, senza pensarci un secondo, “NO”. So che voi sapete benissimo che la plastica è un gran problema, e che ce la ritroviamo in mare, ammucchiata in vere e proprie isole. Mi fa piacere vedere che usate le borracce in alluminio invece delle bottigliette d’acqua da mezzo litro, e i bicchieri di carta anziché quelli di plastica. Siete mediamente molto più bravi degli adulti. Ma oggi non voglio parlarvi di questo (se volete approfondire, guardate l’Obiettivo 12 dell’Agenda 2030 e gli articoli qui sotto), voglio guardare oltre.

Facciamo finta di essere nel 2030: la plastica non c’è più, l’abbiamo eliminata del tutto. Benissimo. E con cosa l’abbiamo rimpiazzata? Di che cosa sono fatti i piatti e i bicchieri usa-e-getta (o usa-qualche-volta-e-getta)? E le cannucce? Non potrà essere tutto di carta perché la carta… Da dove viene? Ecco, appunto, dagli alberi. E noi abbiamo un gran bisogno che le piante stiano dove sono, vive e vegete e vegetali e verdi. Voi avete qualche idea? Devono essere sostanze naturali che non inquinano, cioè biodegradabili: se un materiale è biodegradabile, la natura è in grado di dividerlo in pezzettini sempre più piccoli e farlo diventare una parte di sé, quindi non lascia traccia.
Vi viene in mente niente? Io dico “ZUCCA”. E anche “ALGHE”. Non fate quelle facce, continuate a leggere e scoprirete che non sono impazzita.

VUOI SAPERNE DI PIÙ?

1. La zucca cresce… e diventa un bicchiere! Senza fate, né bacchette magiche

La prima idea che vi racconto è venuta al giapponese Jun Aizaki, che fa il designer, cioè disegna mobili e oggetti. Nella testa di Jun giravano, in mezzo a tutto il resto, due immagini.

  1. I contenitori ricavati dalle zucche, diffusi in tutto il mondo, per esempio in Africa. Queste sono zucche seccate, svuotate della polpa e poi decorate.
  2. Le angurie quadrate: le angurie rotonde sono bellissime, ma non è facile metterle una sull’altra in un camion. Così i giapponesi, che sono bravissimi a inventarsi cose strane, hanno pensato di mettere le angurie piccoline ancora attaccate alla loro pianta dentro stampi quadrati. Crescendo, le angurie si adattavano allo stampo e diventavano quadrate!
  3. “Eih, come 3? Non avevi detto 2?”. Sì, ma questa non conta, è una cosa di cui sono convinta io: secondo me, nella mente di Jun girava anche l’immagine delle zucca di Cenerentola, che al tocco della bacchetta della fata diventa… una carrozza!

E che cosa fanno una zucca più un’anguria quadrata, più la magia della fata di Cenerentola?
Jun ha creato degli stampi a forma di bicchieri e brocche. Ci ha messo dentro delle zucche appena nate, lasciandole attaccate alla loro pianta. Crescendo, le zucche hanno preso la forma dello stampo. Sono state staccate, svuotate… ed ecco bicchieri e brocche riutilizzabili e assolutamente biodegradabili!

2. La coccocannuccia arrotolata dalle donne indiane

La seconda idea per liberarci dalla plastica viene dall’India, dove si coltivano moltissime palme da cocco. Nelle piantagioni cadono a terra le foglie delle palme, che sono grandi e devono essere eliminate… e qui si accende la lampadina! Alcune donne indiane senza lavoro hanno cominciato a raccoglierle (e così fanno un piacere ai coltivatori), ad arrotolarle in un certo modo e a trasformarle… in cannucce. Anche queste totalmente biodegradabili.
A organizzare tutto questo è stata l’associazione Evlogia Eco Care, che ha deciso di assumere nel suo laboratorio di cannucce solo donne. Qui si fanno quattro cose buone: si puliscono le piantagioni, si usa qualcosa che altrimenti diventerebbe spazzatura, si aiutano le donne ad avere un lavoro… e si crea una bella cannuccia naturale. Perché sappiamo tutti che è meglio bere dal bicchiere, ma quando nel bicchiere ci sono un po’ di ghiaccio e una fettina di limone… una cannuccia ci sta proprio bene.

3. Intreccia le foglie.. ed ecco i coccosacchetti della spesa

Sono adatte a tutto, le foglie di palma da cocco! Nelle Filippine le intrecciano per formare dei cesti da usare al posto dei sacchetti di plastica come sporte della spesa. Quando il governo ha chiesto a tutti di limitare l’uso della plastica, i contadini hanno pensato di adattare i cestini di foglia di palma trasformandoli in borse per portare al mercato la frutta e la verdura che producevano. Veramente fashion, non trovate?. Guardate qui: io ne vorrei tantissimo una!

4. Dal mare, le materie prime per fare una plastica che non danneggia il mare

Per la quarta idea andiamo in Indonesia, un Paese tutto fatto di isole e isolette, tanto mare, tante spiagge… tante alghe. Qui cresce un terzo di tutte le alghe del mondo; crescono sì, perché anche se ce ne dimentichiamo le alghe sono piante! Per far crescere le alghe non è necessaria terra (quella la lasciamo agli alberi), non si usano pesticidi o altre sostanze chimiche, insomma sono una materia prima ideale!
Con le alghe, qui in Indonesia, stanno creando una specie di plastica totalmente biodegradabile; ne ricavano bicchieri e contenitori per il cibo. Ancora non riescono a farci le bottiglie, ma stanno studiando… Non ve la faccio vedere perché assomiglia in tutto e per tutto alla plastica cui siamo abituati.

A proposito di alghe, stando più vicini a noi, in Inghilterra la studentessa Lucy Hugues (nella foto sotto)si è inventata una specie di plastica molto resistente, fatta con gli scarti del pesce e le alghe: sì, hai letto bene, con il pesce che viene pescato e poi non utilizzato. Invece di sprecare e far aumentare la spazzatura… si crea una bioplastica che si dissolve in un mese e mezzo. E sai quanto ci mette una bottiglia di plastica a scomparire del tutto? 450 anni!!! Lo so che non ti fidi: hai paura che puzzi! Ci ho pensato anc’io, lo confesso, ma con tutte le fasi della lavorazione la puzza se ne va. Altrimenti non credo proprio che la bioplastica di Lucy sarebbe stata premiata e messa in produzione!

5. Proteggere le cose fragili… con i pop-corn

Driiin, è il citofono. È un corriere, deve consegnare un pacco fragile. “Grazie, grazie, buongiorno.” Lo prendi in mano, lo apri… ed ecco il trionfo della plastica. Un sacchetto in cui è richiuso il prodotto e poi, avvolti intorno, o la plastica a pallini che ti piace scoppiare (non far finta di niente, piace anche a me…), oppure quelle specie di cuscini ripieni d’aria.
Eliminare la plastica degli imballaggi sarebbe già un bel passo avanti nella lotta contro la plastica. Ma come? Una soluzione potrebbe essere questa specie di polistirolo fatto con il mais. Hai presente la consistenza dei pop-corn, la parte bianca morbida? Ecco, più o meno così. Non solo questi gnocchetti di mais sono completamente biodegradabili, ma se li metti sotto l’acqua si sciolgono! Una buona idea, però se ha un grosso limite: il mais deve essere coltivato, e le colture sottraggono terra agli alberi… Bisogna far bene i conti prima di decidere se ne vale la pena.

Insomma, io dico che le idee non ci mancano, e ce ne verranno altre. Cara plastica, hai i giorni contati!

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