Kamala, la prima donna vicepresidente degli USA, ha un messaggio per te

Kamala, la prima donna vicepresidente degli USA, ha un messaggio per te

8 Novembre 2020 0 Di Giorgia

7 novembre 2020. Ragazze, ragazzi, segnatevela, questa è una data che entrerà nella storia. Per la prima volta gli Stati Uniti hanno scelto come vicepresidente una donna: si chiama Kamala. Kamala Harris. E sarà il braccio destro del nuovo Presidente degli americani: Joe Biden.
Finora gli Stati Uniti non avevano mai avuto una donna come capo o vicecapo. Mai, mai una volta in 230 anni. Sempre maschi. “Ma non c’è la parità fra uomini e donne?” ti chiederai. Il fatto è che gli adulti spesso se ne dimenticano…

Chi è Kamala? Storia di una bambinetta e del suo mondo colorato

Il 20 ottobre di 56 anni fa è nata Kamala Harris.

In una cittadina della California, in America, un tiepido giorno d’autunno nacque una bimba con due grandi occhi neri. La chiamarono Kamala, che in indiano significa “loto”, un fiore che cresce nell’acqua. Infatti la mamma veniva dalla magica India, una terra piena di spezie e colori; il papà invece era della Jamaica, un’isola di palme verdi, mare azzurro e gente nera. Si erano trasferiti tutti e due in America per studiare. Lui faceva il professore, lei la dottoressa.
Quando Kamala era ancora sul passeggino, i genitori la portavano alle proteste per difendere i diritti dei neri. Perché in America per molto tempo le persone con la pelle scura sono state (e a volte sono ancora) considerate inferiori. Kamala e la sorellina Maya, arrivata poco dopo, conoscevano tutte le storie africane del papà e andavano in vacanza dai nonni in India, avevano amici di tutti i colori, e impararono presto che il mondo è pieno di cose diverse e bellissime.

Una favola che non è ancora finita, anzi è solo all’inizio!

Quando Kamala aveva sette anni i genitori si separarono e, con la sorella e la mamma, si trasferì in Canada, dove faceva ben più freddo che in California! Non le restava che studiare sodo e lavorare altrettanto sodo. E il principe azzurro? Come in tutte le favole che si rispettino, è arrivato: ci ha messo 50 anni, ma alla fine è arrivato. Ma lei non lo aspettava certo addormentata nel bosco: nel frattempo aveva fatto tantissime cose.
Douglas (per gli amici Doug) e Kamala si sono sposati e sei anni dopo… Eccoci arrivati alla sera magica in cui è diventata vicecapo degli Stati Uniti. Ma la favola non è finita, anzi, è solo all’inizio! Che cosa succederà ora? continua tu e fra qualche anno vedremo se hai indovinato 🙂

“Sono così fiero di te!” ha scritto Doug su Twitter il 7 novembre. Doug lascerà il lavoro per seguire sua moglie.

Un grazie a tutte quelle che hanno combattuto per i diritti delle donne

“Sono la prima donna, ma non sarò certo l’ultima” ha detto Kamala, la sera della vittoria. Ha ringraziato tutte coloro che sono venute prima di lei e che hanno lottato per i diritti delle donne (o la parità di genere, come dicono gli adulti). Perché un tempo le donne non potevano né votare né essere votate! Un grazie speciale era per le afroamericane, cioè le americane che hanno la mamma o il papà (o tutti e due) neri, perché hanno dovuto combattere due volte: per i loro diritti e per il colore della loro pelle.
Bene, ora che il vicecapo è una donna, il primo passo è fatto. Rimane il secondo: quando arriverà la prima Presidente donna degli USA?

“Sognate in grande”: il messaggio di Kamala per le ragazzine come te

Dopo aver ringraziato le donne del passato, si è rivolta anche a voi, lettrici di Ventitrenta, e ha detto più o meno così: “sognate in grande, credete in quello che fate, siate voi stesse e non preoccupatevi di quello che dicono gli altri”. Grazie a voi il futuro sarà migliore, grazie a voi il mondo può cambiare. Ah, ragazzi, lo stesso vale per voi. Kamala non fa differenza fra maschi e femmine. E noi nemmeno.

Perché la sera della vittoria Kamala era tutta vestita di bianco

Era tutta vestita di bianco, lì sul palco. E sicuramente non è stato un caso: il bianco era il colore scelto dalle donne che proprio 100 anni fa in Inghilterra si sono battute perché volevano scegliere cosa fare, chi sposare, chi essere. Un gruppo di ragazze ribelli organizzò una protesta a Londra per ottenere il diritto di voto; per farsi ascoltare, si buttavano sotto le carrozze e i cavalli dei nobili rischiando di morire. Il vestito bianco le rendeva più visibili in mezzo alla folla. Si chiamano Suffragette (da suffragio che vuol dire voto). Anche noi dobbiamo ringraziarle. Senza di loro non saremmo mai donne libere.